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5 febbraio 2014

Ci risiamo! Telefonini, giallo sulla tassa


Non tutti lo sanno, ma quando compriamo un telefonino, un tablet, una chiavetta, un lettore Mp3, un computer o qualsiasi altro dispositivo dotato di una memoria digitale paghiamo un contributo al diritto d’autore. Perché? Perché potrebbe servire a creare una copia legale, ad uso privato, di un film, un file musicale, un testo o quant’altro. Insomma, una sorta di tassa implicita un po’ come accade quando si compra il televisore e scatta l’obbligo di pagare il canone Rai nel presupposto che lo si utilizzerà.


TASSA OCCULTA
Ebbene, intorno all’«equo compenso per la copia privata», così si chiama il contributo alla Siae sugli apparati digitali, si è consumato ieri un piccolo giallo, conclusosi con la smentita del ministro Massimo Bray: «Non è prevista nessuna tassa su smartphone e tablet e le ipotetiche tariffe pubblicate in merito agli aumenti di costo sono infondate».

Smentita resa necessaria dalla possibilità che il ministro dei Beni culturali fosse in procinto di raddoppiare l’equo compenso come chiede da tempo la Siae, la società pubblica che tutela il diritto d’autore. Un aumento così forte da raccogliere 175 milioni (stima Siae) o addirittura 200 milioni (stima Confindustria digitale) rispetto ai circa 100 ottenuti nel 2013 e sul quale è in corso da mesi un duro braccio di ferro tra le aziende dell’informatica-tlc-elettronica da un lato e la Siae, dall’altro.

L’aumento verrebbe distribuito in modo differenziato: oltre 5 volte in più sugli smartphone (da 0,90 a 5,20 euro) e i tablet (da zero a 5,20 euro); da 29 a oltre 32 euro sui decoder; in misura articolata per chiavette e hard disk. Naturalmente, su qualsiasi di queste cifre scatterebbe poi l’Iva al 22%.

Tutto ciò non è nuovo. Alla scesa in campo del presidente Siae Gino Paoli in difesa dell’aumento chiesto per remunerare gli autori, hanno replicato prima di Natale i big delle tlc protestando energicamente contro il rincaro. «E’ ingiustificato e dannoso per lo sviluppo dell’Agenda digitale italiana», affermò Stefano Parisi presidente di Confindustria digitale.


Fra i due litiganti, il ministro Bray circa un mese fa decise di sospendere tutto e aprire delle consultazioni tra le parti interessate che sono ancora in corso. «Il precedente decreto del 2009 è già scaduto - spiega il comunicato dei Beni culturali - e il ministro Massimo Bray sta lavorando a una soluzione condivisa, nel rispetto e nella difesa del valore del diritto d’autore, ascoltando tutte le categorie interessate per raggiungere una decisione equilibrata nell’interesse degli autori, dei produttori di smartphone e tablet e, soprattutto, dei cittadini fruitori degli stessi».
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